27 nov 2014

Macerie

Avrete certamente notato che non parlo più delle nostre vicende quotidiane con l'entusiasmo ed il vigore della mia giovinezza virtuale, quando addirittura investivo i miei risparmi per procurarvi il parere del mio caro maestro prof. Sellone Ciompi De Petris. Mi sono arreso alla non recuperabilità del nostro amato ma immaginifico bobbolo artefice per sempre dei nostri destini e quindi reputo inutile affrontare gli avvenimenti quotidiani dal punto di vista pornodidattico, lasciando a ciascuno la possibilità di apprendere notizie e fatti nella maniera che meglio preferisce e dalle fonti che ritiene più consone alle proprie capacità cervicali. Avrei voluto parlarvi della justicia tajana, della faccenda dell'eternit, della famijja tajana, del nuovo divorzio immediato e relativa perdita di potere e soldi di qualche misera casta che sfrutta le vicissitudini dei derelitti ed invece mi limiterò a raccontarvi una storia che un po' mi ha preso e che magari potrebbe essere utile, un'opportunità per qualche mio lettore dubbioso sul suo futuro qui, da nojos, nella nostra amata patria. 
Si tratta della storia di uno di quei tanti grossi condomini sorti quando i vari enti si vendettero tutto il patrimonio edilizio, condomini formati da palazzoni di otto piani e quattro o più scale facenti capo al giardino interno, popolati dai vecchi inquilini ora proprietari, gente che apparteneva alla vecchia classe media, ma oggi al limite della sopravvivenza. A detta di un mio conoscente l'amministratore (regolare, iscritto all'albo) di uno di questi condomini per un periodo intascò i soldi delle bollette del gas, senza pagarle, tanto che la società fornitrice di cui non ricordo il nome mise i piombi al contatore d'estate, così nessun condomino si accorse della cosa. Iniziata la stagione invernale il riscaldamento riprese a funzionare, i condomini a pagare le rate e l'amministratore ad intascare, perché, non si sa come, i piombi al contatore erano stati tolti. La cosa andò avanti per anni, la società del gas probabilmente non si accorge dei furti automaticamente e quando se ne accorse, pare che il conto fosse arrivato a 250 mila euri, che ora essa vuole dalle persone del condominio. Tutto lineare se non fosse che l'amministratore da bravo tajano è nullatenente e se ne va tranquillamente in giro senza nemmeno la necessità di espatriare. L'avvocato dice che non conviene portarlo dal giudice, se non per la soddisfazione di farlo incriminare penalmente per rottura dei sigilli, purché si possa dimostrare che sia stato proprio lui a togliere i piombi ed aprire il rubinetto del gas. Nessuno vuole ripagare il gas già pagato, ma la società del gas invece dice che entro venti giorni farà pignorare l'appartamento di uno dei condomini scelto a sorte e lo metterà all'asta, sarà poi compito del malcapitato rivalersi su tutti gli altri 150 proprietari per farsi dare la loro parte e il mio conoscente è molto preoccupato in quanto nella vita la fortuna non lo ha mai aiutato. Io gli ho suggerito di rivolgersi al nuovo amministratore che si è trovato questa enorme rogna e farsi raccomandare, perché di certo, visto che ci sarà un sorteggio, magari può far sparire il suo nominativo dall'urna.    

   Carta parla, ovvero l'arte della circonvenzione

20 nov 2014

Il precursore

Armando era basso, tarchiato ed aveva il corpo ricoperto di orrende immagini, scarabocchi, cose incomprensibili per noi bambini, ma di grande importanza ed orgoglio per lui tanto da essersi conquistato il soprannome de "er tatuato" di cui andava orgoglioso.
Armando viveva vendendo cozze, lo so, una cosa incomprensibile per i tatuati odierni, il cozzaro, uno dei tanti mestieri spariti nel tempo, come l'ombrellaro, l'arrotino, lo spognarolo. Lui se ne andava in giro per il quartiere con una bici che aveva due cassette, quelle in legno che si usavano per trasportare pesci prima dell'avvento della plastica fissate una davanti e l'altra sul retro ed in queste teneva le cozze o mitili e qualche limone distesi su verdi foglie somiglianti a felci di cui non ricordo bene la forma e quindi il nome. Quando passava er tatuato per tanti era festa grande, le cozze erano merce pregiata e noi piccolini restavamo incantati a guardare: "a tatuà, damme un po' tre cozze" e lui si fermava, col coltello le apriva, una spruzzatina di limone e poi il classico risucchio "..sssggllllluuuu" e la cozza spariva nella pancia dell'avventore: "mmazza a tatuà, quanto so' bone.."
Una favola, un sogno che prima o poi ogni bambino doveva assolutamente iniziare, un po' come per il fumo, la sigaretta, o oggi l'erba, ma er tatuato non era disponibile per assaggi gratuiti e quindi occorreva procurarsi il denaro le dieci lire, il costo di un cono gelato piccolino e stabilire bene il momento dell'iniziazione. Io avevo programmato il fatto per la festa del quartiere, infatti per l'occasione la piazza di Santa Maria Ausiliatrice si riempiva di giostre, tiri a segno, ciarlatani, venditori di noccioline e er tatuato posteggiava fisso in loco accontentando i buongustai ".. a tatuà, damme un po' 'na cozza.." Lo ricordo bene, non ci fu risucchio, il mitile fu trattenuto in bocca per accertarne la bontà sognata così a lungo e forse fu quello l'errore che mi avrebbe tenuto lontano per tutta la vita dalla raffinatezza dei frutti di mare: il mancato e repentino ingoio con il classico "..sssggllllluuuu" una prelibatezza sputata con disgusto in terra sotto gli occhi esterrefatti der tatuato e dei suoi avventori. Non per questo smisi di ammirare er tatuato un vero precursore, che se oggi fosse vivo andrebbe orgoglioso per tutti quei geroglifici che si portava addosso quando per tutti gli altri sembravano una stronzata pazzesca. 

Attenzione a non esagerare con il tonno fagioli e cipolla

13 nov 2014

Il piacere di un bel cono gelato

Lodevole è la puntuale riprovazione degli stucchevoli media dell'immaginifico bobbolo thajathano nel mostrare comportamenti poco consoni, disdicevoli, se non indecenti.
E' chiaro che dai piccoli gesti, dai comportamenti non controllati di una persona, si può poi risalire alla sua vera personalità, quella che si vuol tenere gelosamente nascosta alla massa amorfa della gente con cui giornalmente si viene a contatto.
Al contrario degli interventi indecenti cui abbiamo assistito, questo blog, che fu creato proprio nell'intento di essere utile a tutti coloro che lo seguono fin dalla sua nascita e che di volta in volta ha sviscerato argomenti i più disparati trovandone sempre la soluzione più consona ed utile per la vita e l'immagine dei suoi lettori, come sempre cercherà di offrire gratuitamente la consulenza su come sia consono ingurgitare un gelato in luoghi aperti al bubblico.
Per prima cosa evitare di comprare gelati industriali che abbiano forma, aspetto, colore e sapore riconducibili a facili doppisensi nelle menti eclettiche ma molto immaginifiche del nostro amato bobbolo. Comprare solo gelati artigianali preferibilmente in coppette, portando il cucchiaino non troppo colmo con piccoli colpettini decisi, direttamente in bocca evitando di tenere quest'ultima troppo spalancata e senza indugiare nel mantenere il cucchaino a lungo tra i denti.
Se poi si vuole trascendere nella vera libidine estiva di comprare un bel cono con variegato all'amarena, cioccolato e montagna di panna, cosa difficilmente realizzabile tra le mura domestiche, allora occorre andare in gelateria nelle ore in cui non c'è gente e dare sfogo liberamente a tutti i propri istinti alla facciaccia de chi ce vo' male. Oppure se si è costretti a mangiarlo al cospetto di tutti bisogna seguire le seguenti accortezze:
1) Ricordare che il cono gelato non va assolutamente leccato, ma mordicchiato con morsettini brevi ed a bocca leggermente aperta e non spalancata a fornace.
2) Evitare di abbassare la testa per raggiungere l'oggetto del desiderio e mai, dico mai, fare su e giù con la stessa nell'impeto della goduria.
3) Avvicinare l'oggetto e portarlo con la mano alla bocca, aprendo leggermente la stessa di quel po' che possa consentire il mordicchiamento.
4) Ricordarsi di accompagnare questi movimenti sempre con l'altra mano munita di salviettina di carta, un po' per nascondere l'intimità del momento ed un po' per pulire in continuazione le labbra che non devono mai essere colorate o impastate di creme e liquidi.
5) Evitare assolutamente di effettuare la pulizia solo al termine dell'operazione, molto meglio allora ripulire il tutto con una rapida innocente slinguazzata.
Vedrete che i suddetti comportamenti tutelereranno la vostra immagine bubblica, perché la cervice dell'immaginifico è controllabile solo dai suoi scaltri caporioni, mentre nel vostro caso potrebbe associare una pratica a voi  sgradita alla goduria infinita di ciucciarsi un bel cono artigianale.

P.s. la stessa attenzione vale anche in pasticceria, mi raccomando

Il solito pensierino per i cultori ed aridi amanti delle scienze matematiche 

06 nov 2014

Il trapano

In cantina ho un vecchio trapano un Black & Decker, compagno di tante avventure, comprato quando già ero avanti negli anni, ché ai miei tempi i trapani costavano ed i black & decker più di tutti. Quando si metteva su casa avere un parente trapano munito era già qualcosa, io avevo mio cognato, il fratello della consorte e così quando si trattava di fare buchi ben volentieri gli offrivamo il pranzo e poi tutti a bucare. Insomma fare un buco nel muro, oltre che rischioso perché potevi beccare un filo elettrico od un tubo, necessitava della sua bella pianificazione. Quando misi su casa negli States fu l'occasione giusta ed è così che mi ritrovo questo attrezzo in cantina, lì il consumismo era almeno 20 anni avanti a noi ed i trapani costavano niente, credo lo pagai 1/4 di quello che sarebbe costato qui da noi, tanto è vero che quando rientrai preferii comprare un trasformatore e continuare ad usarlo anche in Italia. Poi venne il consumismo spinto anche qui da nojos e quindi potei comprare un trapano migliore che tengo in casa, così ho la comodità di poter farmi i buchi ogni volta che ne ho voglia, sia dentro che fuori casa, però quel vecchio trapano giù in cantina ha quel suo fascino particolare, tipo vecchio scarpone e lo uso sempre volentieri per le emozioni ed i ricordi che è capace di suscitarmi. 
Tutto questo per dire che l'altroieri il solito cojonazzo che non ha meglio da fare, perché odia i writers e non comprerebbe mai una bomboletta di vernice per imitarli, mi ha rotto la serratura di un altro sportelletto dei contatori del gas che risiedono nel muro sulla strada ed io che sono colui che mette a posto le situazioni sbagliate ho potuto usare nuovamente il mio amato attrezzo e grazie a lui senza alcuna incazzatura, ma addirittura col sorriso nella mente.
Comunque il cojonazzo deve aver qualcosa contro qualche abitante della casa, perché ho analizzato la situazione degli sportelletti del gas su tutta la strada ed appaiono tutti ben chiusi , anche se pieni di ruggine, o forse sarà perché odia gli sportelletti ben tenuti e verniciati?  

le solite avvertenze per i miei fedeli lettori in vista della prossima stagione invernale