16 lug 2016

Le tagliatelle di mamma

Tutte le cose della vita, come si sa, hanno un inizio ed una fine e nell'intervallo ci si abitua, le si danno per scontate, non ci si fa più caso né gli si dedica la giusta doverosa attenzione. Così erano le tagliatelle di mamma Lavinia, puntuali, ogni domenica, ad ogni festa comandata quando si stava tutti assieme, quando eravamo la sua famiglia, il tempo più breve nella vita dei suoi componenti. Le tagliatelle le preparava il giorno prima, le tagliava molto sottili, quasi come i tagliolini: a lei le riusciva facilmente senza rischiare le dita ed è per questo che erano molto apprezzate dagli eventuali ospiti di passaggio. Le faceva asciugare all'aria ed il giorno dopo le cucinava a pranzo con la salsa al ragù sempre da lei preparata, ma alleggerita nel corso degli anni per via del suo crescente mal di fegato. Chiaro che da ragazzi non si apprezzavano come di dovere, anzi con lo spirito critico dei giovani si denigravano, io stesso, alla fine del piatto, durante la scarpetta, facevo sempre notare che mi sarebbero piaciute un po' più rustiche, più spesse, di taglio più largo ed oggi, per quanto mi sforzi a ricordare non vedo in quale occasione ne mangiai l'ultimo piatto, né riesco a  risentirne il sapore nella bocca. Altra cosa sarebbe stata, altri ricordi, se lei, arrivata quasi su, in cima, ci avesse fatto un invito ufficiale: "Ragazzi, venite domani, che vi preparo l'ultimo piatto di tagliatelle" 

7 commenti:

S. ha detto...

mi spiace Fra...un abbraccio

Gianluigi Rizzo ha detto...

Non rimane che ringraziare Dio per averti dato una donna speciale. Un abbraccio...

fracatz ha detto...

Gianluì, ma che fine hai fatto?

@enio ha detto...

io li mangio quasi una volta alla settimana, me li prepara Nonna Mena a Francavilla, io li porto a casa e mia moglie me li cucina con un sughetto leggero,anch'io devo stare attento al fegato, ma alla buona pasta non si rinuncia. Dimenticavo la Mena me li fa con la macchinetta che tglia i fili e me li può fare di qualsiasi dimensione.

Gianluigi Rizzo ha detto...

La fine di una fica con la mandorla in culo sopra un cannizzo ad essiccare sotto il sole torrido salentino, che è meglio della fine dei nostri alberi di ulivo.

fracatz ha detto...

e pensare che da ricazzo non mangiavo fichi secchi perché pensavo a tutte quelle mosche che ci si posavano sopra per scacazzarli. Spero tu ci abbia messo sopra la retina

Gianluigi Rizzo ha detto...

Sior Tenente siamo stati scacazzati nell'ambito territoriale Lazio 0012. La 104 ha colpito di nuovo. Abbiamo finito di sperarare da tanti anni...