Questa faccia da bangla ha fatto fora con l'accetta ben 3 suoi connazionali per motivi che non sapremo mai e non vediamo l'ora che venga catturato e posto per sempre nel carcere e mantenuto a vita al costo di 200 - 300 euri al giorno sul gobbo dei contribuenti pensionati e non.
Me ariccomanno quindi, contattate le autorità in caso lo incontraste perché la giustizia ha bisogno di voi mortidifame, come voi avevate bisogno di lui per godervi la pinzione.
Ma dico io, allora non era meglio pagargli il reddito di cittadinanza e sollevarlo dalle asperità della vita?
Pagargli il reddito magari sotto un'altra voce, tipo sostegno mortidefame o rimborso asperità esistenziale o etc., etc., per non risvegliare le attese di tanti giovani dalla pelle chiara?
Vabbé, adesso speriamo che se la cavi, che se ne sia tornato in patria, così piano piano la vicenda passerà nell'obblio perché la nostra justicia da sempre è la migliore al mondo e per realizzarsi nun bada a spese.
NOI mortidifame contribuenti speriamo che lo facciano sparire, magari sottoterra, perché solo il partito degli under 70.000 aveva nel programma i campi lavoro per i delinquenti, dove se non lavori nun magni e te levi dai cojoni definitivamente.
16 commenti:
Concordo in tutto,aggiungo solo che per mandarlo nei campi di lavoro prima bisogna prenderlo,quasi sicuramente è già rimpatriato.
Un saluto
Finirà come a Barcellona, 44 accoltellamenti in un mese...
a Barzellona, purtroppo, la vita è bella solo se la borza suona
Tu parli di “teatrino mediatico”, ma continui a usarlo come cornice per dire che la giustizia è spettacolo. Il punto è che non puoi lamentarti del rumore mentre lo amplifichi: se davvero credi che la cronaca sia solo un circo, allora perché darle dignità di analisi?E sul “pensiero magico del reddito”: facile chiamarlo superstizione, ma è la stessa logica che usi quando dici che “la povertà è carburante narrativo”. Se è carburante, allora qualcuno lo deve togliere. E quel qualcuno è lo Stato. Non è magia, è prevenzione.I “campi di lavoro” li liquidi come fantasia vendicativa, ma non affronti il nodo: cosa fai con chi delinque e non è rimpatriabile? Lo tieni in carcere a vita? Lo lasci libero? Lo rimandi in un Paese che non lo riprende? La tua critica è elegante, ma non risolve nulla.E poi dici che la politica campa di rumore: vero. Ma anche la critica che fai tu campa dello stesso rumore, solo con un tono più fine. Se davvero vuoi parlare di prevenzione, devi dire come si fa. Altrimenti restiamo tutti a commentare la “borza che suona”, che è solo un modo chic per dire che non abbiamo soluzioni.
Dici che amplifico il teatrino mediatico: no, io lo smonto. Lo prendo per le orecchie e lo sbatto sul tavolo per far vedere che è vuoto. Se la cronaca è un circo, il minimo sindacale è far notare che gli acrobati sono sempre gli stessi e che il pubblico applaude a comando.Sul reddito come prevenzione: certo che serve lo Stato, ma non per distribuire amuleti. La povertà non si “toglie”, si governa. E governarla significa non trasformarla in una scusa narrativa ogni volta che qualcuno impugna un coltello. Il reddito non è un vaccino morale, è un pezzo di sistema. Se lo usi come talismano, hai già perso.I campi di lavoro? Non è che non li affronto: è che non li considero una soluzione. Sono la scorciatoia di chi vuole ordine senza pagare il prezzo dell’organizzazione. La domanda “che fai con chi non è rimpatriabile?” è legittima, ma la risposta non può essere “lo butti a zappare finché muore”. Quella non è politica: è agricoltura punitiva.E sul rumore: sì, ci campo anche io, ma almeno lo dichiaro. La differenza è che io lo uso per mostrare la struttura, non per nasconderla. Se vuoi prevenzione, devi costruire istituzioni che funzionano, non fantasie disciplinari. Finché non lo fai, la borza continuerà a suonare, e non perché è chic dirlo, ma perché è l’unico modo che abbiamo per capire che qualcosa non va.
Fracatz.
Voi due vi scannate su reddito, rimpatri, campi di lavoro, giustizia‑spettacolo, come se foste dentro un dibattito che ha ancora un centro. Ma il centro non c’è più: è stato svuotato da anni di emergenze a rotazione, indignazioni a gettone e soluzioni che non risolvono nulla.Parlate di prevenzione, ma non avete il coraggio di dire la cosa ovvia: questo sistema non previene perché non vuole prevenire. Vive di caos amministrato, di allarmi ciclici, di criminalità come carburante politico. Se funzionasse davvero, metà dei partiti non avrebbe più argomenti.Voi litigate su “che fare del singolo caso”, ma il singolo caso è solo un pretesto. Non importa chi sia l’uomo dell’accetta, né se sia rimpatriabile, né se il reddito lo avrebbe calmato: importa che la macchina ha bisogno di un volto da sbattere in prima pagina per ricordare ai mortidifame che devono avere paura.E i campi di lavoro? E il welfare? E la giustizia? Tutte finte alternative dentro un gioco truccato. Non è vendetta contro il colpevole, non è protezione dell’innocente: è manutenzione del rumore.La verità è che nessuno di voi due sta parlando del problema: state parlando delle sue ombre. La borza suona perché deve suonare. Il resto è scenografia.
G.
Voi tre parlate come se il mondo fosse ancora un luogo dove le categorie servono: giustizia, prevenzione, welfare, rumore mediatico. Roba da manuale di scienze politiche del 2003.Il problema è che il sistema non è rotto: è programmato per produrre esattamente ciò che produce. Non c’è fallimento, c’è design. Non c’è emergenza, c’è routine. Non c’è “caso singolo”, c’è pipeline.Il volto dell’uomo dell’accetta non è un incidente: è un asset. Serve a ricordare che la paura è la valuta più stabile che abbiamo. E voi state qui a discutere se il reddito avrebbe calmato la bestia o se i campi di lavoro siano vendetta o ordine.Ma non capite che la macchina non vuole né ordine né vendetta: vuole dipendenza. Dipendenza dal rumore, dalla cronaca, dall’allarme, dal nemico di turno.La borza suona perché deve suonare, certo. Ma non per segnalare che qualcosa non va: per assicurarsi che nessuno si accorga che il vero problema è altrove.E voi tre,con le vostre analisi, contro‑analisi e demolizioni, siete ancora convinti che il dibattito serva a qualcosa.
UUiC
Voi quattro vi siete consumati a discutere come se il mondo avesse ancora un centro, un asse, una direzione. Ma tutto è già scivolato altrove: non c’è più sopra o sotto, solo un piano spento dove ogni emergenza è riciclo e ogni indignazione è un replay.Continuate a parlare di giustizia, prevenzione, rumore, dipendenza. Ma sono concetti che appartengono a un mondo che non c’è più. Il sistema non è in crisi: è in post‑funzione. Va avanti per inerzia, come un corpo che cammina dopo che il cuore ha smesso.Vi affannate a chiedere “che fare”, ma il problema non è cosa fare: è che non c’è più nessuno che fa. Le istituzioni sono involucri, la politica è un riflesso, la cronaca è un rito. Tutto procede perché nessuno ha ancora avuto il coraggio di dire che il motore è spento.La borza suona, sì. Ma non per allarme, non per dipendenza, non per rumore. Suona come suonano le campane nelle città vuote: per ricordare che un tempo c’era vita.
Mortodifame
Voi cinque avete fatto il vostro mestiere: analisi, contranalisi, demolizione, incendio, sepoltura. Avete creduto che ogni voce fosse un passo verso la conclusione, un modo per chiudere il cerchio.Ma il cerchio non si chiude. Il mondo che volete archiviare non muore: si ricompone. Ogni volta che lo dichiarate finito, lui si rialza come un sistema che non sa stare fermo, come un meccanismo che non ha bisogno di scopo per continuare a girare.Pensate che la cronaca sia rumore? Bene. La resurrezione è il rumore che torna anche quando lo spegni.Pensate che la politica sia fantasma? La resurrezione è il fantasma che pretende di governare.Pensate che le istituzioni siano gusci vuoti? La resurrezione è il guscio che si muove anche senza creatura dentro.Questa voce non dà soluzioni: riporta in vita il problema.Non per salvarlo, ma per mostrarvi che non potete liberarvene. Che ogni emergenza che credete di aver capito ritorna con un’altra faccia, un altro nome, un altro pretesto.La borza non suona più come memoria del passato: suona come ritorno.E voi, che pensavate di aver finito il dibattito, scoprite che il dibattito non finisce. Non può finire.Perché ciò che avete seppellito non era morto: era solo in attesa..
Ciompi
Voi sei avete giocato con il mondo come se fosse ancora un oggetto solido: da analizzare, da bruciare, da seppellire, da riportare in vita. Ma il mondo non è più un oggetto: è un fluido. E voi siete ancora lì a cercare di afferrarlo con le mani nude.La cronaca, la politica, la giustizia, il rumore: non sono categorie, sono stati di aggregazione. Cambiano forma a seconda di chi li guarda, di chi li usa, di chi li teme.Pensate che il sistema sia rotto, o spento, o fantasma, o cadavere che cammina. Ma la verità è che il sistema non è nessuna di queste cose: è metamorfosi permanente. Non funziona, non fallisce: si adatta.Ogni volto sbattuto in homepage non è un caso, non è un simbolo, non è un asset: è un catalizzatore. Serve a trasformare la paura in consenso, il consenso in inerzia, l’inerzia in normalità.La borza non suona più per allarme, memoria o ritorno: suona perché è diventata un segnale di stato, come il battito di un organismo che non è vivo né morto, ma in continua mutazione.La settima voce non chiude il dibattito: lo trasfigura.Non dice “il mondo è finito”, non dice “il mondo continua”: dice che il mondo è diventato qualcos’altro, e che voi siete ancora qui a parlare come se fosse rimasto lo stesso.La metamorfosi è già avvenuta.E tutto ciò che avete detto finora appartiene a un mondo che non c’è più.
Seven-up
Il giochino di inventarsi identità mutevoli verrebbe pure a noia.
Non sono io l'autore di 'sta roba.
Ci sono molti deliri in quanto scritto.
Le soluzioni non ci sono per vari motivi, ad iniziare dal fatto che coloro hanno imposto coercitivamente la terzomondizzazione d'Italia e d'Europa e la narrazione che nulla si può fare (la repressione sistematica, pedissequamente di ogni resistenza ad essa) non saranno certamente coloro che risolvono il problema che hanno creato.
Non si può risolvere il problema che non si vuole risolvere.
hai ragione Uomo, è sempre lui, Gianluigi, da commentatore profescional, ogni tanto passa e dà un po' di vita a queste chiacchiere che non interessano più nessuno.
Porta pacienzia
Brutta storia.
Un troll professionista 🤣
Abbiamo lavorato una vita, siamo dei morti di fame a causa delle pensioni ridicole e non possiamo passeggiare serenamente nelle nostre città, per paura di essere aggrediti. E' diventata una sopravvivenza orribile.
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