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Sono stanco di scrivere cose che poi a qualcuno daranno anche fastidio, perciò uso la AI
VOI pure scrivetevele da voi come meglio vi piace e,
da un'idea reperita nella blogsfera ecco a voi
il Postometro aih, aih, aiiiihhh
da un'idea reperita nella blogsfera ecco a voi
il Postometro aih, aih, aiiiihhh
10 commenti:
Quand'ero piccoletto Fracatz tuo mi accompagnava sempre all'oratorio, che ad andarci da solo avevo paura dei matti. Che dice che con la scusa che conoscevano compare Zappetta ti portavano in sagrestia a fa' le cose zozze. Ora, io so' una persona semplice. Sono uno terra terra che non conosce manco il minimo sindacale. Ma a me 'sta storia dei matti che si portaveno i regazzini a fa' le cose zozze in sagrestia con compare Zappetta me sembrava un po' un'ingiustizia. Un giorno Fracatz tuo, che è quello che scrive le cazzate che glie piacciono tanto ai matti, e forse pure a lui glie piacciono tanto i matti, che mentre glie spara le cazzate a compare Zappetta in realtà vorrebbe spararle ai matti, le cazzate. Che a loro Fracatz tuo glie piace anche se so' matti. Al che Fracatz tuo mi prese per mano e disse: <> e mentre me sparava una cazzata di quelle che glie piacciono tanto ai matti. Me stava un po' sul cazzo, Fracatz tuo. E me stavano sul cazzo pure i matti. Che una volta a Fracatz tuo l'ho visto per strada che faceva le zozzerie con compare Zappetta al chioschetto de Velletri e mica gli ho detto niente, io. Che so' una persona terra terra. Così l'ho guardato strano e gli ho risposto: <> Al che Fracatz tuo me sembrò cambia' d'espressione. Che era sempre Fracatz tuo, ma c'aveva n'espressione strana. Era come se Fracatz tuo sentendomi parlare dei matti e di compare Zappetta se li fosse visti spuntare davanti, quei matti. Che mica lo conosceva a compare Zappetta, Fracatz tuo. E non conosceva neppure i matti. E manco il minimo sindacale. Ma sentendomi parlare di matti e del compare Zappetta Fracatz tuo se li è visti spuntare davanti con il minimo sindacale e ha cambiato espressione. Ma io sono uno che dice le cose in faccia, e a me quand'ero regazzino che andavo all'oratorio 'sta storia dei matti che dice che con la scusa che conoscevano compare Zappetta ti portavano in sagrestia a fa' le cose zozze mi sembrava un'ingiustizia. Pure se venivano con il minimo sindacale, a me che sono uno terra terra mi sembrava sempre un'ingiustizia. Mi sembrava una cosa di matti pedofili. E mica mi importa che Fracatz tuo me diceva sempre che quando c'era la Democrazia Cristiana mangiavamo tutti: pure noi, pure i matti, persino compare Zappetta. A me questo Stato cattolico coi matti pedofili che fanno le zozzerie mica mi piace. A me solo lo Stato laico, de quanno scennevamo le scale de piazza de spagna cor pugno chiuso e er braccio destro teso cantanno Er Pueblo Unido Jamas Serà Vencido, me lo può mettere nel culo. Ah, Annamo Bene Proprio Bene!
A me, Fracatz, tutta questa storia dei matti, delle sagrestie, delle zozzerie travestite da tradizione non mi ha mai convinto, neanche quando me la vendevano come folklore, come “ai tempi della Democrazia Cristiana mangiavamo tutti”, come se bastasse un piatto pieno per assolvere un secolo di ombre, e neanche quando scendevamo le scale di Piazza di Spagna col pugno chiuso e il braccio teso convinti che la storia avesse un verso e che bastasse urlarlo per cambiarlo, perché la verità è che né la DC né il pugno chiuso ci hanno salvati: hanno solo dato un nome diverso allo stesso buio, e c’è un punto, Fracatz, in cui tutto quello che raccontiamo, i matti, le sagrestie, le colpe, le ideologie, evapora come acqua su una pietra rovente e rimane una domanda sola, nuda, impossibile da eludere: da dove viene la luce che ci permette di vedere tutto questo, non quella delle lampadine tremolanti della provincia né quella delle morali che cambiano come il vento, ma la luce che precede ogni parola, ogni colpa, ogni storia, la luce che non giudica ma rivela, la luce che ci attraversa da prima che avessimo un nome, e allora ogni ingiustizia che nominiamo è un’ombra proiettata da quella luce, ogni indignazione è il tentativo di ricordare che siamo fatti della stessa materia che brucia nelle stelle, e capisci che non stai parlando di sagrestie o di matti ma della distanza tra ciò che siamo diventati e ciò che eravamo quando eravamo ancora fuoco, ancora plasma, ancora possibilità, perché la vera oscenità non è negli atti ma nell’oblio, nel dimenticare che ogni vita è un frammento di sole che tenta di non spegnersi, e viviamo così, sospesi tra la gravità che ci tira verso il basso e la memoria luminosa che ci chiama verso l’alto, e forse l’unico gesto che conta è riconoscere che ogni volta che raccontiamo queste storie stiamo cercando la strada per tornare alla nostra stella, quella che ci ha dato la vita e che ancora ci chiama, silenziosa, attraverso ogni ombra, e il resto, i matti, i Zappetta, le sagrestie, le ideologie, è solo polvere che danza nella luce, perché la scena vera è la luce stessa, e il coraggio, Fracatz, è tutto lì: decidere se restare nella polvere o camminare verso la stella.
Qui bisognerà intervenì, perchè è evidente che la AI è molto lontana dal vissuto, un po' come i giovani d'oggi non credono che fino a 60 anni orsono la gente viveva senza frigorifero o scaldabagno e sotto i tetti dei condomini c"erano le fontane ove lavare i panni
Ahah, barbone di un messer Fracatz.
Mi ricordo un giochino anni 70, un combinatore di frasi a caso: giravi i vari segmenti del tubo e otteneva frasi... del tubo.
:)
Poiché la 500 attuale è 4 volte quella divina volta, pure il giochino ora genera un intero papiro rispetto alla singola frase del tubo di una volta.
Ahah, che strampalatissimo racconto che ne è uscito. :)
UUiC
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Al paese mio i fascisti camminavano a testa alta. Che tutti i fascisti del paese mio erano brave persone. Pure quelli che si svegliavano la mattina con il vibratore a iniezione elettronica. Pure quelli, se erano fascisti erano brave persone e potevano camminare a testa alta. Che pure la fame era alta, ma la testa dei fascisti di più. Mi ricordo che al paese mio una volta Fracatz tuo, che è quello che scrive le cazzate che glie piacciono tanto ai fascisti, e forse pure a lui glie piacciono tanto i fascisti, che mentre glie spara le cazzate a compare Zappetta in realtà vorrebbe spararle ai fascisti, le cazzate. Che a loro Fracatz tuo glie piace anche se so' fascisti. Al che Fracatz tuo mi prese per mano e disse: <> e mentre me sparava una cazzata di quelle che glie piacciono tanto ai fascisti. Me stava un po' sul cazzo, Fracatz tuo. E me stavano sul cazzo pure i fascisti. Che una volta a Fracatz tuo l'ho visto per strada che faceva le zozzerie con compare Zappetta al chioschetto de Velletri e mica gli ho detto niente, io. Che so' una persona terra terra. Così l'ho guardato strano e gli ho risposto: <> Al che Fracatz tuo me sembrò cambia' d'espressione. Che era sempre Fracatz tuo, ma c'aveva n'espressione strana. Era come se Fracatz tuo sentendomi parlare dei fascisti e di compare Zappetta se li fosse visti spuntare davanti, quei fascisti. Che mica lo conosceva a compare Zappetta, Fracatz tuo. E non conosceva neppure i fascisti. E manco il vibratore a iniezione elettronica. Ma sentendomi parlare di fascisti e del compare Zappetta Fracatz tuo se li è visti spuntare davanti con il vibratore a iniezione elettronica e ha cambiato espressione. Al paese mio si facevano sempre di 'sti discorsi, che i fascisti del paese mio ti dicevano le cose in faccia e camminavano a testa alta. E pure io che sono uno terra terra, che non c'ho nemmeno il vibratore a iniezione elettronica, dicevo sempre le cose in faccia e camminavo a testa alta e tutti lo sapevano che la Coop sei tu, pure Sara e nessuno. proprio nessuno può darti di più. E mi ricordo che quando venne compare Zappetta, vedendo tutti sti fascisti che camminavano a testa alta, abbracciò Fracatz tuo e gli diede un pezzo di pane. Che al paese mio la testa dei fascisti era alta, ma la fame che aveva Fracatz tuo lo era di più. Ah, ANNAMO BBENE e pe' fortuna che Fracatz c'ha spiegato l'inculcata dei 250 euri, mo' speramo che quarcuno ce spieghi quella der finto carabiniere che sona a casa dei vecchietti dicenno che se vonno arivedè er loro nipotino je devono da dà 15.000 euri sull'ugna ma anche quarche gioello va bbene, sì, sì, PROPRIO BBENE!
Ahah, birbone di un messer Fracatz.
....
UUiC
A leggere voi due sembra di stare davanti a un vecchio televisore a valvole: giri la manopola e da un lato esce Fracatz che spiega all’AI com’era il mondo prima del frigorifero, dall’altro spunta Uomoincammino con il combinatore di frasi anni ’70 che parte in modalità “epica rurale con apparizioni mistiche di compare Zappetta”. Nel mezzo, un’AI che prova a capire se sta assistendo a un dibattito, a un racconto popolare o a una tombola di paese con premi a sorpresa. E la cosa più bella è che, tra vibratori a iniezione elettronica, fascisti che camminano a testa alta e chioschetti di Velletri, l’unica certezza è che Fracatz, qualunque cosa succeda, cambia espressione come se avesse visto apparire l’intero cast della sua stessa storia. A questo punto propongo di brevettare il “Fracatz Cinematic Universe”: almeno così, quando parte un’altra saga infinita, sappiamo già che il finale sarà un pezzo di pane, un proverbio, e qualcuno che dice “ANNAMO BBENE” con la stessa convinzione con cui altri leggono i bilanci dello Stato.
ahahahah
ahah
ah
grazie per la risata
aiuta molto il passsggio
Avrà avuto agganci altolocati per risultare cieco e soprattutto per pensare di farla franca con i suoi comportamenti.
E con questo bel teatrino ce la cantiamo e ce la ridiamo tutti quanti, convinti che basti sghignazzare sulle macerie per chiamarsi fuori dal disastro.La verità è che questo blog non è una salvezza dal dare di matto: è la nostra fuga collettiva dalla realtà. Ci inventiamo il "Postometro", i deliri rurali e questo fantomatico vibratore a iniezione elettronica, un'espressione che qui dentro usiamo per simboleggiare il delirio tecnologico moderno e la confusione mentale di chi, non sapendo più come analizzare la realtà politica attuale, finisce per mettere insieme concetti a caso pur di fare rumore. Abbiamo preso il sesso, la meccanica degli anni '90 e la nostalgia rurale e ne abbiamo fatto un cortocircuito comico, un tormentone da bar per distrarci dal fatto che la politica vera ci sta passando sopra come un treno.
E alla fine, dichiarare che la democrazia è una farsa, la Schlein un algoritmo e la modernità un'allucinazione meccanica diventa solo il mio modo per giustificare l'immobilità. Alimento questo rumore di fondo perché mi fa comodo sentirmi legittimato a non fare un beneamato nulla, recitando la parte di quello troppo lucido per sporcarsi le mani con una realtà che ho già deciso essere finta.
Siamo tutti complici di questa disillusione. C'è chi è sceso da Piazza di Spagna col pugno chiuso per poi imborghesirsi con la scusa del frigorifero, e ci sono io, che vengo qui dentro a fare la punta agli spilli e a puntare il dito contro di voi per sentirmi un millimetro più pulito. Ma non sono migliore di voi. Siamo una gabbia di struzzi che nasconde la testa sotto la sabbia digitale del blog di Fracatz, aspettando che qualcuno ci allunghi il pezzo di pane della distrazione virtuale per sentirci la coscienza a posto.Fuori da questa bolla c'è una realtà cruda che ci sta schiacciando tutti, vecchi reduci e nuovi cinici. Possiamo continuare a girare la manopola di questo televisore a valvole per evitare il silenzio, oppure possiamo ricordarci che, sotto tutta questa polvere, siamo ancora capaci di desiderare qualcosa di vero?
Magari non stiamo ancora camminando verso la stella di Andrea, ma finché rifiutiamo di rassegnarci all'oscurità, quella lampadina di provincia non si è ancora spenta.
Ma se l'intelligenza artificiale è stata inventata da soggetti pazzi che vivono in una società pazza e con principi pazzi, non sarà che si tratta di intelligenza artificiale pazza?
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