11 dic 2014

Proclami televisivi

Parlano d'amore i tuli, tuli, tuli, tulipan.......
e c'è una grande figura, una notevole stazza di economista internazionale che ha individuato nella deflazione il male che porta alla chiusura delle fabbriche e lascia senza lavoro i nostri amati giovani.
Parlano tra loro i tuli, tuli, tuli, tulipan....... 
e c'è una grande testa di cazzo, un laureato in economia, che campa felicemente emulando i grandi  leaders (caporioni) ed appare ogni giorno in tv  auspicando un incremento sostanzioso dell'inflazione.
Di quel securo il fulmine, tenea dietro al baleno..  
La certezza assoluta delle proprie ricette quando ormai con la globalizzazione in atto tutto diventa aleatorio, diciamo che ancora i prezzi possono fluttuare in base alla domanda, ma solo se i beni richiesti sono unici sul mercato, tipo le case che al tempo dei mutui facili erano triplicate di valore, ma se aumentiamo oggi i prezzi degli elettrodomestici o delle auto, magari si creano guadagni maggiori alle ditte straniere e posti di lavoro nelle loro nazioni. Come si fa ad avere queste certezze, quando che dall'entrata dell'euro ad oggi in 10 anni i prezzi dei beni di consumo si sono raddoppiati il pane da 3000 lire a 3 euro e la carne da 15000 lire a 15 euro con un'inflazione media di un 10% annuo, come ai bei tempi del decisionista, ma con gli stipendi e le pensioni bloccati ai valori di 10 anni orsono avendo assorbito i loro piccoli incrementi con l'aumento pazzesco della tassazione e senza la soddisfazione degli anni 70 quando i posti di lavoro si decuplicavano. 
Diciamo che in questi 10 anni si è lasciata carta bianca a tutti i caporioni ed alla loro etica (da nojos un buon 10% della bobbolazione) che si sono almeno almeno triplicati gli introiti a loro ed ai loro amici, parenti e managers nelle aziende private, fregandosene se poi questi soldi venivano spesi qui sul nostro territorio ed ancor di più acquistando beni made in italy.
Attenzione allora quando quel testa di cazzo appare in tv lamentandosi per la deflazione, perchè almeno in questa situazione noi a reddito fisso pur avendo la certezza di restare mortidifame, perlomeno non dovremo preoccuparci del futuro qualora si riportasse l'inflazione al 10% stampando btp per aumentare gli stipendi dei caporioni o per realizzare stronzate tipo il mose come è stato fino a 3 anni fa qui da nojos, in thaja. La ricetta per il nostro paese ormai ingessato da caste e dritti acquisiti può essere solo nell'affermazione del mio partito degli under 70.000, un partito dal programma chiaro, comprensibile anche ai più duri di comprendonio che riporta serenità e sicurezza nel futuro senza ricorso a metodi da inquisizione, tribunali per leggi ad personam, ad castam, ad sindacatum, etc... si agisce sull'irpef e si attua il principio che chi più ha, più deve contribuire, dimenticando su come abbia agito in passato per avere quello che ha.

Questa volta un pensierino per stimolarvi alla concentrazione carmica 

7 commenti:

Giulio GMDB© ha detto...

Non è che se finiamo in deflazione, per noi poveri dipendentimortidifame fanno ripartire la scala mobile (ovviamente in discesa)?

straf ha detto...

Un caro saluto, fraticello. è ancora presto per gli auguri di Natale, ma spero di ripassare di qui prima di quel giorno.

Un abbraccio.

leggoaltrove ha detto...

la carta bianca abbiamo lasciato. intendi quella igienica?
siamo nella merda infatti...

Blanca

pasqualedimario ha detto...

a frà, te che conoschi la legge bronzea
http://www.treccani.it/enciclopedia/legge-bronzea_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/
me devi da dì do te pensi de core co la catena ar collo. quarche vorta nun so propio come te vengono

Lorenzo ha detto...

Il fatto è che le cose sono correlate. Da deflazione è conseguenza della recessione, la recessione è conseguenza della pressione fiscale, la pressione fiscale è conseguenza della spesa pubblica, la spesa pubblica è conseguenza di un calcolo errato e/o cinico sotteso al voto di scambio.

Questo è il paese dove la previdenza sociale è la più alta in assoluto e pesa il 35% del PIL, il doppio della media OCSE (significa che la spesa per le pensioni è troppo alta rispetto al PIL) e il rapporto tra PIL e pressione fiscale è intorno al 190 posto (significa che la pressione fiscale è molto alta rispetto al PIL).

E' un po' come fare andare un treno togliendo i binari dietro per metterli davanti.

giovanotta ha detto...

a occhio e croce dai l'impressione di essere un po', come dire, alterato....

fracatz ha detto...

alterato è poco