- Ah paisà, ma è bbona qua cicoria?
- eeh e tu ncjai ffame!
- Paisà, allora, m'arricali un mazzetto de cicoria?
- La cicoria ammazzettata nun si pò dà si nun è pagata
- Ma allora dammila senza ammazzettà
- Senza ammazzettà, semo troppo acculturati e non è più concesso dalle autorità
E' tornata la pioggia a Roma e dintorni, i campi son tornati alla vita e la cicoria abbonda. Far la cicoria di novembre è un po' inusuale, però l'entusiasmo c'é ed anche la consorte, cedendo ai suoi geni ereditati al concepimento insisteva per volerla raccogliere, almeno una busta, la solita busta di plastica conad, non quei bei sacconi di juta delle nostre nonne come in figura. Ma come, insistevo io, abbiamo appena speso 300 eurini per farti le solite applicazioni contro i dolori reumatici e già vuoi ricominciare?
Chissà come facevano i nostri avi, lo stesso mio padre che passati gli 80 ancora riusciva a piegarsi a raccoglier i pinoli o fare la cicoria per poi portarci il solito pacco A NOI, direttamente a casa, pacco che spesso andava silenziosamente buttato. Per i pinoli poi si autoconvinse di portarli a chilate al pasticciere ed ottenerne in cambio chilate di amaretti che quando arrivavano in casa erano sempre ben accolti e non finivano mai nella spazzatura.
Insomma, questo ritorno della pioggia stimola molto i pensieri ed ho voluto fissarli in ricordo delle nostre nonne e di tutte quelle donne che abitarono le case popolari del Trullo fatte dal duce e che passavano sotto casa mia con quei tremendi sacconi sulla testa per arrotondare gli introiti familiari e per mettere da parte i soldi per comprarsi anche loro prima di morire un pezzetto di terra da coltivarci l'orto o nel miglior dei casi, come tante fecero, costruirci abusivamente una casetta in cui vivere, lasciando ai figli ed oggi ai nipoti l'alloggio popolare, perchè loro volevano per i propri figli una vita migliore da quella da loro vissuta e volentieri tornavano alla terra.
un altro mestiere scomparso