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8 mag 2025

Viva maggio

Ed anche il primo di maggio se n'è andato, come al solito, in campagna, gustando le fave tra noi attempati, che la campagna non è apprezzata dall'adolescenza ai primi capelli bianchi, ricordo ancora quanto mi incazzavo quando mio padre mi chiedeva di annaffiargli l'orto quelle rare volte che lui era fuori città per lavoro. Le fave, si sa, non son cibo per tutti, ricordo ancora il terrore del mio caro maestro, il Pitagora, solo al sentirne parlare e tutti i potenti che lo interrogavano incuriositi dall'atteggiamento, addirittura la mia amichetta adolescenziale, la Timica, che si morse la lingua staccandosela e la sputò in faccia a Dionisio pur di non rivelare niente e dire che era incinta del nostro primo bambino e la torturavano convinti che avrebbe parlato. Di certo ci deve essere qualcosa di grosso, di inconfessabile nel campo di fave. Il mio maestro Pitagora di certo soffriva di favismo ma si vergognava ad ammetterlo, non voleva essere d'intralcio ai contadini che avrebbero dovuto smettere di coltivarle per non essere soggetti a multe ed incriminazioni  con tanta bella ciccia pe' l'avvocati ed anche per i notai qualora occorresse il consenso scritto e registrato.
Insomma in altri tempi quando la gente aveva ancora tempo per pensare, sulle fave si disquisiva, Aristotele era convinto che Pitagora le considerasse impure per la loro somiglianza ai genitali maschili, per cui mangiarne i semi era come cibarsi di immondi testicoli, Plinio e Cicero poi le attribuivano effetti superiori a quelli dell'erba odierna. Il compagno di tanti giochi, Teofrasto le metteva tra le cose infernali per via dell'odore che per lui era come quello del liquido seminale ed è per questo che a maggio si celebravano i lemuria per allontanare gli spiriti dei morti che ormai venivano considerati tutti malvagi per via del fatto che non portavano regali nelle loro visite.
Diciamo che le fave, come i pomodori vanno mangiate appena staccate dalla pianta per poterle apprezzare e di certo tutti quei gran pensatori vivendo in città non avevano il tempo per raccoglierle di persona personalmente, per cui mangiandole il giorno dopo che il contadino le aveva raccolte, allora non venivano dalla Cina, ignoravano la loro vera sostanza e disprezzandole loro, il contadino poteva goderne. Compiuto il sacro rito della fava adesso non ci resta che aspettare il ritorno delle lucciole e speriamo che non abbiano provato a risorgere durante questa settimana di freddo notturno morendo e privandoci della gioia dei loro voli festosi.

per il piedino esigente

30 mag 2024

Maggio, ancora una volta

Maggio, il mese della madonna, dei fiori, dei loro profumi, delle lucciole, delle fave cor pecorino in campagna, del rincospermo e poi del gelsomino. Quante volte ho parlato di questo mese in questo blogghe in maniera dolciastra, arruffianata, come se le sue bellezze potessero contrastare tutte le altre cazzate dei caporioni degli umani che con la scusa della globalizzazione e dell'esportazione delle 40 ore settimanali più ferie e tredicesima e quattordicesima con buona uscita e causa di servizio a tutti, anche ai dipendenti privati, l'hanno conficcato profondamente nel didietro di tutti i lavoratori occidentali, eliminando la classe media e riservando il pugnetto di riso giornaliero, proprio quel pugnetto cinese che tanto inorridiva i cervical chick acculturati, a tutti gli attuali lavoratori thajathani di cui ogni anno ne  muoiono almeno 1300 sul posto di lavoro lasciando così spazi ad altri mortidifame.

Così smisi di correr dietro alle lucciole e respirare i profumi dei vari fiori, concentrandomi sulla produzione dei miei missili  che in genere venivano sparati in giugno, ma quest'anno grazie alle novità climatiche sembrerebbero anticipati, però ridotti di numero, perché purtroppo i soldi stan finendo, non si posson più fare opere di bene e così ne ho contati solo 7 di cui uno punta a nord ovest e gli altri 6 tutti a sud, sud est per i nostri amici, quelli che costrinsero er Ponzio, pé l'amici er Pelato, a lavarsene le mani mettendoci così al riparo. Grazie ancora , Ponzio


quanno che questi chiusero bottega un amico di mio padre ce pianse pure