20 dic 2025

Auguri 2025




Auguri a tutti voi ed ai vostri cari, animali inclusi, purchè piccoli e graziosi.

Che il nuovo anno possa vedere il coronamento dei vostri sogni leciti e non.

p.s.  Resistete, sono solo dieci giorni e poi arrivo io

43 commenti:

stefanover ha detto...

ciao ! come va ? sono tornato sul blog da un pò e sto ricontattando chi ancora c'è.... spero tutto bene !!!

Franco Battaglia ha detto...

Auguri e.. speriamoci! (con la e sia chiaro.. )

blogredire ha detto...

Cercherò di resistere, auguroni 🙃

kermitilrospo ha detto...

sono già ingrassato un chilo :-) auguri!

allegropessimista ha detto...

Auguri anche a te di buone feste

Andrea ha detto...

Buon inizio d’inverno, signor Fracatz. Ci ammazziamo ogni giorno con metodo: nei decreti che legittimano la miseria, nei confini che selezionano chi può respirare, nelle guerre raccontate come necessità storiche, nell’economia che chiama “mercato” ciò che è puro macello sociale. Uccidiamo lentamente, con penne, firme, algoritmi, e poi ci stupiamo se il sangue non fa rumore. Eppure arriva il Natale. Puntuale come un condono morale. Accendiamo lucine mentre spegniamo vite, parliamo di pace mentre finanziamo morte, invochiamo la nascita mentre pratichiamo l’espulsione sistematica dell’umano. Il presepe diventa un gadget, il bambino un logo, la povertà una scenografia che non deve parlare. Festeggiamo nonostante tutto, anzi grazie a tutto questo: perché il rito serve a non vedere, a sospendere il giudizio, a rimandare ogni responsabilità a gennaio. È il trionfo della coscienza a rate.
L’inverno non è una stagione: è un sistema. E noi, ben coperti, brindiamo alla sua perpetuazione chiamandola tradizione.

Anonimo ha detto...

Fanculo al vostro Natale

fracatz ha detto...

già, è vero, inizia l'inverno, speriamo più caldo del passato autunno, perchè poi con la primavera si dovrà aprire necessariamente la partita, salutami il Gian che odia le vacanze natalizie

Il Vetraio ha detto...

L'augurio è una delle pazzie del genere umano. Se l'augurio avesse un esito sincrono, sarebbe un'azione. Non lo è. Se l'augurio è speranza, allora è carino ma altrettanto inutile perché chi visse sperando morì in un modo strano. Molto più pragmaticamente vi invito a fare qualcosa di tangibile per voi stessi. La gente soddisfatta non rompe il cazzo e riesce perfino a far stare bene anche gli altri. E poi l'alcol. Non dimenticate i benefici dell'alcol. Disinfetta perfino le ferite. Anzi, è la sua peculiarità.

Andrea ha detto...

E infatti l’augurio non è un’azione: è una formula di sospensione. Serve a dire io c’ero, senza sporcarsi le mani. Su questo concordo. Ma attenzione: anche il pragmatismo da bar, quello che riduce tutto al “pensate a star bene voi”, rischia di essere un anestetico elegante. Funziona finché il mondo resta fuori dalla porta. Poi bussa. E non chiede permesso. Fare qualcosa di tangibile per sé stessi è sano; farlo contro gli altri, o ignorandoli, è solo un’altra forma di rimozione. La gente soddisfatta non rompe il cazzo, vero: spesso perché ha imparato a non vedere. E l’alcol disinfetta le ferite, certo... ma non le cura, e soprattutto non evita che vengano inflitte di nuovo. Il punto non è augurare, né ubriacarsi, né salvarsi da soli. Il punto è smettere di chiamare realismo ciò che è soltanto adattamento ben riuscito. E quello, purtroppo, disinfetta solo la coscienza.

Andrea ha detto...

Ho riferito i saluti a Gian, signor Fracatz. È combattuto: vorrebbe entrare e scriverti la letterina di Natale, ma teme che, alla tua età, l’emozione possa essere letale. Sai com’è: una parola gentile di troppo, un ricordo che affiora, e il battito cardiaco rischia di uscire dal seminato. Del resto il Natale è questo: un periodo ad alto rischio emotivo per chi ha superato indenni guerre, governi, riforme e stagioni culturali imbarazzanti. Meglio andarci piano, dosare l’affetto come il colesterolo. Gian comunque osserva da lontano, con quella prudenza che si riserva alle cose sacre e pericolose: i fuochi d’artificio, le promesse elettorali, i buoni sentimenti in saldo. Sta valutando se infilare la letterina sotto l’albero o direttamente sotto il tappeto, che è poi il luogo deputato alla verità natalizia. Nel frattempo, noi restiamo qui: a scambiarci auguri come placebo, ironia come defibrillatore e qualche parola di troppo per ricordarci che sì, siamo vivi, o perlomeno reattivi. Se poi l’emozione arriva, pazienza: sarà comunque più autentica di un panettone industriale.

fracatz ha detto...

in mancanza di vere emozioni, stimoli, avvenimenti positivi impensati tipo il 6 al super tanto cercato dagli under 70.000, anche gli auguri aiutano e ci danno certezze, felicità per aver certificato la propria esistenza virtuale

Anonimo ha detto...

"mentre pratichiamo l’espulsione sistematica dell’umano"

Eh!? Non si riesce ad espellere un criminale invasore neppure in presenza di crimini reiterati e gravi.
Ma come diavolo si fa a scrivere delle cazzate del genere!?!?
Te sei uno che gode per i carabinieri indagati per quel figlio di puttana di Rami e l'altro giovane delinquente nordafricano.uno di quelli che vogliono le porte aperte, mettono il piede per impedirti di chiuderle cosicché quelli entrino, non vengano espulsi e facciano il loro "lavoro".

Gli apologeti e difensori della violenza diffusa da parte degluli invasori.
Siete il Problema per l'Italia, l'Europa.

UUiC

Anonimo ha detto...

Messer Fracatz
Buon Natale, San Silvestro e pure buon Anno e buona Befana e buone cose e buona salute, buon riposo, buone ferie, ...
:)

UUiC

Anonimo ha detto...

La gente coerente invece di fare i prediconi di plastica "apre la porta della propria abitazione per fare entrare il mondo" multicolor nuovo paradiso invece di scassinare gli uscì altrui in modo da addobbarne e farcirne le case di risorse e portatori di superiori valori e stli di vita.

Perché a Natale dobbiamo sentire dei prediconi del cazzo così?!

UUiC

MaratonetaGiò ha detto...

Auguro a te e famiglia: BUONA VITA! Un caro saluto.

Andrea ha detto...

Rispondo al patriota UUiC

Quando scrivo “espulsione sistematica dell’umano” non sto parlando del tuo immaginario da talk show serale, popolato da “invasori”, “porte aperte” e fantasmi vari. Sto parlando di qualcosa di più semplice e più grave: della normalizzazione della disumanizzazione. Quella che riduce le persone a categorie, slogan, bersagli comodi. Qui nessuno gode per carabinieri indagati né difende criminali: è una scorciatoia mentale che usi per non leggere, non capire e soprattutto non rispondere nel merito. Il diritto penale non è un reality, l’espulsione non è una bacchetta magica e la giustizia non funziona a colpi di caps lock. Il punto non è “porte aperte” o “porte chiuse” formule da ferramenta politica, ma lo Stato di diritto. Quello che tu invochi solo quando ti conviene e maledici quando rallenta la tua voglia di semplificazione violenta. Se per te l’umano coincide solo con chi ti somiglia, allora sì: l’espulsione è già avvenuta. Ma non riguarda “gli altri”.
Riguarda il linguaggio, il pensiero e l’idea stessa di civiltà che difendi urlando. Il problema dell’Italia e dell’Europa non è chi prova a ragionare. È chi confonde la complessità con un’invasione e l’odio con il coraggio.

Anonimo ha detto...

Linguaggio artefatto, il linguaggio delle imperscrutabili complessità per le quali nessun rimedio va bene.
Solo dei cretini o dei disonesti intellettualmente non capiscono che i problemi complessi si risolvono con in parallelo su più fronti e non nell'apologia complice di presunte impossibilità.
Le complessità che giustificano l'impossibilità si affrontano con soluzioni radicali che vanno alle radici dei problemi.

Il diritto storto, è quello che protegge i Caino e che si accanisce cogli Abele, con le sofferenze di questi e si balocca nel impedire ogni possibile reazione, reprime ogni resistenza.
Pure la carta è scadente, la letteratura bacata, al contrario, giurisprudenziale, non va bene neppure per raccattare la cacca dei cani dai marciapiedi.

Razzisti anti italiani, anti europei, odiatori colla psicofissazione dell'odio, masosadici sempre dalla parte di violenti e criminali esotici, avere questo demoni che vi tormentano, fate di tutti per alimentate violenza, brutalità, per applicare la barbarie agli inferiori indigeni.
L'espulsione della intelligenza, del bene bene a favore del male "bene".

Il diritto storto che incrementa e alimenta il problema è l'apice della ottusità, applicare ciò che è causa del problema come soluzione.
Il contesto cambia e i parrucconi coll'alzheimer invocano la sharia del diritto storto, gli arzigogoli tecnogiuridici, gli ugualismi, i diritti inesitenti. Ma siete scemi veramente o fate finta di esserlo?
Automi del progresso che rispondono programmati si accende la lucina rossa, o quella arcobalenga e iniziate a latrare cola bava di fascismi, di diritto, le disumani, le uguaglianza, le complessità, la superiorità degli invasori, le litanie fuori luogo, fuori tempo, causa del problema.
Ideologia e ipocrisia? No grazie.

UUiC

Andrea ha detto...

Non è linguaggio artefatto: è linguaggio preciso. Artefatto è quello che usi tu, fatto di iperboli, invettive, categorie urlate e nemici immaginari messi tutti nello stesso sacco per non dover pensare. Parli di “soluzioni radicali” ma non ne nomini una che non sia pura evocazione punitiva. Dici “andare alle radici” e poi ti fermi al tronco dell’odio, che è sempre la scorciatoia preferita di chi non sa distinguere tra causa e capro espiatorio. Il problema complesso, che tu dici di voler affrontare “su più fronti”, lo riduci a una favola morale con Caino e Abele: comoda, infantile, irresponsabile. Il “diritto storto” che disprezzi non protegge i criminali: limita il potere. E lo limita proprio per evitare che chi urla più forte decida chi è umano e chi no. La storia europea è piena di momenti in cui qualcuno, convinto di essere nel giusto, ha deciso che certi diritti erano “inesistenti”. Non è finita bene. Mai. Quanto alle accuse, razzismo al contrario, odio, demoni, barbarie sono il segnale definitivo della tua resa argomentativa. Quando non si riesce a rispondere, si demonizza. Quando non si capisce un concetto, lo si insulta. Quando manca il pensiero, resta il catarro ideologico. Qui non c’è apologia, né complicità. C’è una cosa che evidentemente ti infastidisce più di tutto: la distinzione. Tra individuo e categoria. Tra responsabilità penale e vendetta. Tra forza e arbitrio. Se per te tutto questo è “carta scadente”, è perché preferisci il fuoco. Ma il fuoco non risolve i problemi complessi. Li rende solo irreversibili.

Andrea ha detto...

Sono anni che seguo il buon samaritano Fracatz...risultato vicino alla zero. Perché? Perché tu sei il suo portavoce. Se ci fosse equilibrio, se ci fosse qualcuno più equilibrato di te UUiC, qualche domanda inizierei a farla.

UnUomo.InCammino ha detto...

Il linguaggio preciso su una ideologie che aggravano i problemi di giorno i giorno.
Ci sono vari semplici punti su cui iniziare ad applicare soluzioni: predi il sito di ASGI e applica il contrario.
Vado subito a un paio di esempi: divieto di ricongiungimento per i parenti di lavoratori ospiti, demolizione delle moschee, rimpatri dei clandestini, perdi la nazionalità se sposato e ti separi, divorzio, al 1o reato, blocco delle rimesse per tutte le nazioni che non su riprendono i connazionali che rimpatriamo, etc. .
Ci sono mille mila misure ad intensita ed efficacia progressiva che vengono represse ed annullate a causa dei compagni oikofobici. Traditori e causa del problema. I nipotini della canaglia delle brigate garibaldi, dei treni della vergogna, etc. .
Peggio han fatto e fanno più siete protervia, sadici, odiatori. Raccoglierete ciò che seminate.

UnUomo.InCammino ha detto...

Mantenere in equilibrio ciò che crea disastri catastrofi interessa solo a pazzi, masosadici.
No grazie.

UnUomo.InCammino ha detto...

Mantenere in equilibrio ciò che crea disastri catastrofi interessa solo a pazzi, masosadici.
No grazie.

fracatz ha detto...

Uomo, visto che i sinistri son troppo acculturati e i destri che comannano per 5 anni non si son degnati nemmeno de chiudere er cnelle e visto che er mio partito degli under 70.000 non ha avuto alcun successo presso i mortidifame contributori che sostengono tutto il balletto, vedrò col nuovo anno di dar vita ad un nuovo partito

Andrea ha detto...

Risposta a UUiC

Adesso almeno il punto è chiaro, ed è un passo avanti: non più invettive, ma un elenco. Ed è proprio l’elenco che parla da solo. Quello che proponi non sono “soluzioni radicali”, ma misure collettive punitive, applicate non ai reati ma alle persone in quanto tali. Non diritto, ma amministrazione dell’esclusione. Non prevenzione, ma deterrenza simbolica costruita sulla compressione indiscriminata dei diritti. Divieti di ricongiungimento, demolizioni di luoghi di culto, perdita della cittadinanza per eventi della vita privata, blocco generalizzato delle rimesse: tutto questo non colpisce “i criminali”, colpisce categorie intere. È qui che la complessità non viene affrontata: viene negata. Tu dici “andare alle radici”, ma le radici dei problemi sociali non sono i diritti: sono le disuguaglianze, i ghetti, il lavoro irregolare, l’abbandono dei territori, l’assenza di politiche serie di integrazione e controllo. Togliere diritti non rafforza lo Stato: lo trasforma in un apparato punitivo selettivo, che decide chi è pienamente umano e chi è revocabile. Quanto ai richiami storici e alle etichette (“traditori”, “canaglia”, “nipotini”), servono solo a una cosa: evitare il confronto sul merito. La storia non è un manganello retorico, e il fatto che un’idea sia “dura” non la rende automaticamente giusta, né efficace. Lo Stato di diritto non è oikofilia né oikofobia: è un limite al potere. E ogni volta che qualcuno propone di superarlo “perché il contesto è cambiato”, la storia, non l’ideologia, ci dice come va a finire.
Qui non si semina odio, ma una distinzione fondamentale: tra punire i reati e colpevolizzare le esistenze.
Confonderle non risolve i problemi. Li prepara.

Andrea ha detto...

Signor Fracatz, la notizia è ottima. Un nuovo partito è sempre una speranza che rinasce, soprattutto quando nasce dalla constatazione che i sinistri sono troppo colti, i destri troppo inconcludenti e i contribuenti troppo affamati per ballare con entusiasmo. Un quadro lucidissimo, va detto.
Ti auguro sinceramente fortuna: fondare un partito oggi è un atto quasi letterario, una forma di narrativa sperimentale. Richiede immaginazione, resistenza alla frustrazione e una certa capacità di parlare a chi non ha più voglia di ascoltare nessuno. Impresa titanica. L’unico consiglio non richiesto: ricordati che il problema non è solo chi comanda o chi non chiude, ma anche come si decide chi conta e chi no. Perché quando si prova a raddrizzare il mondo a colpi di esclusione, spesso si finisce per governare solo il proprio risentimento, che è fedele, ma non vota in massa.
In ogni caso, attendo il manifesto. Anche i tentativi falliti, a volte, dicono più verità dei successi pieni. Buon anno politico, allora. Che sia almeno interessante.

Anonimo ha detto...

Andrea sei fantastico quando fai il serio, l'hai inchiodato gentilmente alla realtà il Signor Fracatz...

Anonimo ha detto...

Ache se non è politicamente corretto, non è di moda, da sempre le mele marce si escludono dalla cassetta delle mele sane.

UUiC

UnUomo.InCammino ha detto...

Non ci sono diritti, ci sono conquiste. A volte esistono accordi per cui esistono diritti e doveri. In tali accordi ai diritti di alcuni corrispondono doveri di altri. Non di rado gli altri potrebbero non essere d'accordo su tali doveri, cessa il patto, cessano i corrispondenti diritti.
Non ci sono uguaglianze tra due bulloni, figuriamoci tra esseri umani.
Un invasore è un invasore, un lavoratore ospite è un lavoratore ospite, esistono gli onesti e i delinquenti, sono diversi e antitetici. Ospitante e ospitato sono diversi, solo i cretini possono credere che siano uguali. Un falegname che su tua commissione ti cambia le portefinestre non entra senza il tuo permesso, non ha i doveri di pagare le spese condominiali, non ha il diritti di votare in assemblea, non ti porta in casa la zia, i genitori, i suoi fratelli.
Quando ha finito il lavoro riceve il suo compenso e torna a casa. Non è uguale al committente, non gli cambia la dieta volendo il pasto "alal".
Non esiste alcun diritto a cambiare le tue portefinestre, non esiste alcun obbligo di acconsentire al tale per la sostituzione delle portefinestre.
Eccetera, eccetera.

Lo stato di diritto segue e rappresenta le norme di una comunità, non si cala dall'alto contro di essa. Contesti, ambiente cambiano e la comunità cambia le proprie norme. Lo straniero, da sempre, rispetta le norme dei luoghi in cui è ospite, non si impone sulla comunità, non la invade. A meno che sia una guerra: anche le norme, quasi tutto cambia tra il tempo di pace e quello di guerra. Pace e guerra sono diversi, non sono uguali. Si capisce?

Andrea, linguaggio ideologico, artefatto, che tenta di proporre come ovvie, normali le sovversione contro storia, buon senso, conoscenza, scienza.
Esistono le differenze, la statistica, l'etologia, i limiti fisici.
Il mondo è brutto cattivo perché l'acqua che ghiaccia si espande? Sono cazzi vostri, fatevi curare.
Esistono problemi e modi di risolverli o di aggravarsi. Sono inefficaci ma inclusivi? Non va bene, sono ancora problema. Sono cattivi, duri ma efficaci? Sono la soluzione.
Il medico pietoso fa la piaga puzzolente.

UnUomo.InCammino ha detto...

Quando si indica una "compressione dei diritti del falegname in assemblea condominiale", oltre ad essere patetici, si ciancia di una cosa inesistente.
Queste farneticazioni non cambiano natura, neppure se si è in molti e le si ripete a pappagallo molte volte.
Se, peggio, si passa ad un linguaggio sofisticato, con molte involuzioni, il problema si aggrava ulteriormente.

Andrea ha detto...

Dici una cosa vera all’inizio: i diritti sono storicamente conquiste. Ma sbagli la conclusione. Che i diritti siano conquistati non significa che siano revocabili a piacimento ogni volta che una parte decide che il patto non le conviene più. Se fosse così, non esisterebbe diritto, ma solo rapporto di forza permanente. E quello non è Stato di diritto: è arbitrio organizzato. Le tue metafore, bulloni, falegnami, portefinestre, funzionano solo a patto di una forzatura: trattare gli esseri umani come funzioni temporanee, non come persone. Un lavoratore non è un attrezzo; uno straniero non è una prestazione. Lo Stato non è una casa privata, e la cittadinanza non è un appalto. È ovvio che esistono differenze tra individui. Nessuno le nega. Ma il diritto non nasce per dire che siamo uguali in tutto: nasce per stabilire limiti al potere proprio perché siamo diversi, diseguali, vulnerabili. Quando il diritto diventa uno strumento per “selezionare” chi merita protezione e chi no, smette di essere diritto e diventa ingegneria morale.
Quanto all’efficacia: anche la tortura è “efficace” in certi contesti, anche la repressione cieca è “efficace” nel breve periodo. La storia è piena di soluzioni dure ed efficaci che hanno prodotto società più violente, più instabili, più fragili. L’efficacia senza legittimità non è soluzione: è rinvio del conflitto. Il medico pietoso fa la piaga puzzolente, dici. Vero. Ma il chirurgo che taglia senza diagnosi ammazza il paziente e poi chiama il risultato “necessità”. Qui non si nega la complessità del mondo. Si contesta l’idea che l’unico modo di affrontarla sia ridurre l’umano a problema tecnico.

Andrea ha detto...

Insisti sulla metafora che è l'unico punto di difesa che ti è rimasto. Bene UUiC, anzi male, molto male. Non hai capito la metafora, o fai finta di non capirla e infatti continui a discuterla come se fosse un’argomentazione. Non lo è. È un esempio dei limiti delle metafore quando si usano per parlare di persone. Nessuno ha mai sostenuto che il falegname abbia “diritti in assemblea condominiale”. Sei tu che continui a ripetere questa caricatura, perché ti permette di evitare il punto centrale: gli esseri umani non sono prestazioni, appalti o funzioni temporanee. Quando li tratti così, non stai descrivendo il mondo: stai proponendo un modello di potere.
Il linguaggio non è “sofisticato”: è preciso. Ti sembra involuto solo perché non accetta scorciatoie. Le farneticazioni non stanno nelle parole complesse, ma nelle semplificazioni che pretendono di risolvere problemi umani riducendoli a schemi tecnici.
Qui non c’è pappagallo né ideologia.
C’è una linea netta: tra diritto come limite al potere e diritto come strumento per selezionare chi conta e chi no. Tu stai dalla seconda parte. Io dalla prima.

fracatz ha detto...

quanto è bello contrapporsi, distinguersi e mai porgere l'altra guancia come vorrebbero i caporioni, peccato che la Silvana non passi più da queste parti, almeno qualche risata ce l'avrebbe regalata

UnUomo.InCammino ha detto...

Andrea, fate finta di non capire.
Io non voglio mettermi sul piano dei discorsi involuti, del vostro sofismo.
Ci sono gli indigeni, gli Italiani e gli Europei che hanno diritti e doveri dati dall'appartenere, di formare la loro nazione.
Ci sono invasori, lavoratori ospiti, richiedenti visto, asilo, etc., gli invasori di generazione n, enne maggiore uguale 2.
I primi hanno maggiori doveri e maggiori diritti, i secondi minori doveri e minori diritti.
I primi stabiliscono le norme e le leggi vigenti sul territorio nazionale, i secondi si adeguano ad essi, se non si adeguano possono essere sottoposti a sanzioni e misure coercitive via via più efficaci/dure. Non c'è alcun obbligo né alcun diritto, come stranieri, di permanere in Italia, in Europa.
E' chiaro?
Per me sì, non per i vostri dogmi compagneschi, campati per aria.
Potete arrampicarvi sugli specchi finché volete, ma il diritto vige su un territorio, ha una sua fisiologia, prevede cosa fare in caso esso sia violato, nell'interesse della tutela della convivenza civile, della legalità.
Anche da un punto di vista anarchico, i vs. ragionamenti non stanno insieme neppure con il nastro adesivo.
In anarchia, se un maranza provasse a rapinarmi, io potrei sparargli per difendermi. Egli non avrebbe alcun tribunale - lo stato, la nazione, non esistono, neppure i loro organi! - a cui ricorrere per ottenere un risarcimento, non ci potrebbe essere un giudice compagno che mi condanni e che assicuri al Caino impunità e risarcimento a mio danno.
Sono involuzioni, sofismi.
Il diritto e le norme che lo realizzano, non sono scritti nel granito su tavole mandate da Dio, sono artefatti umani che devono cambiare in funzioni dei luoghi e dei tempi.

Ogni volte che partecipate ai crimini, alle violenze, alla sopraffazione di invasori e le giustificate ponendo liniti alla reazione, con sillogismi astrusi e assurdi, ne siete moralmente responsabile.
Anche se non vi piace, destabilizza la vostra mente, l'Italia è la casa degli Italiani, l'Europa è la casa degli Europei ed essi stabiliscono come si vive nelle loro case.
I forestieri si adeguano oppure ritornano a casa loro. Colle buone o colle cattive.
Altrimenti emerge ciò che è, una guerra di conquista. Le migrazioni di massa sono, storicamente, i fenomeni più cruenti che esistano. Non c'è alcun dovere che noi Italiani, noi Europei, dobbiamo subire tale violenza, men che meno un ipotetico obbligo morale di non reagire, di subire la barbarie.
In tal caso, nel caso di guerra, le cose si fanno ancora più radicali (non meno radicali come a voi piacerebbe).

Andrea ha detto...

Certo che hai capito tutto in passato di come andava il futuro. Eh si, UUiC, dove sei stato, come vedevi il mondo tanti anni fa? È stato bello stare nelle nostre case mentre loro restavano nei loro territori, saccheggiati, svuotati, resi invivibili anche dal nostro benessere. Ti piaceva così, vero UUiC?
Ora che i maggiori responsabili, cioè noi tutti, collettivamente, vedono materializzarsi le conseguenze di ciò che era storicamente inevitabile, improvvisamente il problema diventa “invasione”, “guerra”, “barbarie”. Ma non è un’invasione: è un ritorno del rimosso. È la fattura che arriva dopo secoli di estrazione, sfruttamento, destabilizzazione e ipocrisia morale confezionata come civiltà. LA FATTURA UUiC. Per decenni abbiamo chiamato “ordine” ciò che era solo distanza. Abbiamo scambiato il privilegio geografico per diritto naturale e la nostra quiete per merito. Finché la storia, che non chiede permesso, ha bussato alla porta. E quando bussa la storia, non entra in silenzio. Dire che “la casa è nostra” serve solo a non dire come l’abbiamo costruita e su quali macerie. Serve a non vedere che quella casa ha fondamenta globali e muri permeabili, perché il mondo non è un condominio, ma un sistema interdipendente che presenta il conto, sempre. Il resto, le gerarchie di diritti, le categorie di umanità, la nostalgia per l’ordine a colpi di coercizione, non è realismo politico. È paura che si traveste da diritto. E la paura, quando detta le leggi, non difende nessuna civiltà: la consuma. Altro che non ho capito, sei tu che sei rimasto cieco in tutti questi anni. Forse cammini troppo UUIC e conviene fermarsi ogni tanto per vedere il mondo come viaggia velocemente. La tua divisione del mondo in “indigeni con pieni diritti” e “forestieri con diritti minori” non è diritto, è gerarchia naturalizzata, travestita da buonsenso. Ed è esattamente così che, nella storia europea, si sono giustificate discriminazioni, apartheid giuridici e quando il clima maturava violenze legalizzate. Il diritto non nasce dall’“appartenere”, ma dal vivere insieme. Non è sangue, non è suolo, non è genealogia. È una costruzione politica che serve a limitare la forza, non a legittimarla. Quando dici che i primi “stabiliscono le norme” e i secondi “si adeguano o se ne vanno”, stai descrivendo un rapporto di dominio, non una convivenza civile. Chi decide chi è “invasore”? Chi fissa la soglia della generazione n ≥ 2? Chi stabilisce quando la coercizione “diventa necessaria”? Lo Stato di diritto nasce proprio per evitare che queste risposte siano affidate all’istinto, alla paura o alla maggioranza momentanea. Non per proteggere il “Caino”, come dici tu, ma per impedire che ognuno si senta Abele armato. Tiri in ballo l’anarchia come se fosse Far West: sparo, quindi ho ragione. Ma anche qui confondi forza e giustizia. Se la tua idea di ordine è che chi ha più potere di fuoco decide, allora non stai difendendo l’Europa: stai rinunciando a ciò che l’Europa dice di essere da secoli, cioè il tentativo (imperfetto, contraddittorio, spesso fallito) di sottrarre la violenza alla decisione individuale. Le migrazioni non sono “guerre di conquista” per natura. Lo diventano quando le si racconta così, quando le si riduce a massa indistinta, quando si cancella ogni causa storica, economica, coloniale, climatica. Anche le invasioni barbariche, che evochi implicitamente, furono spesso integrazioni forzate, ibridazioni, trasformazioni. La storia europea non è una casa immobile: è un cantiere permanente, spesso sporco, spesso violento, ma mai etnicamente puro.
Infine, una cosa: quando parli di “casa degli italiani” e “casa degli europei”, dimentichi che una casa non è tale perché butta fuori chi è più debole, ma perché regge il conflitto senza trasformarlo in guerra. Altrimenti non è una casa: è una fortezza. E le fortezze, prima o poi, crollano sempre dall’interno.

Andrea ha detto...

Pensa tu UUiC...che il futuro sarà completamente diverso da quello che stiamo vivendo. Quindi, mantieniti calmo e vediamo se riusciamo a farci gli auguri di buon anno. Sai, non vale più la pena agitarsi per chi litiga per le infradito giallo/verdi. In Brasile come in Italia.

Anonimo ha detto...

Ecco, mancava il terzomondismo d'accatto e la colpevolizzazione collettive. I sinistri l'hanno sempre indicata come orrore compiuto dai nazifasci (solito coglioni doppiopesistici che han rimosso le colpe dei contadini sterminati dagli stalinista, o dagli illuministi in Vandea), ora la usano contro gli Europei. Anche voi tentate di usarla contro gli Italiani e io ci incarto le cozze.
Sono tutti ragionamenti fasulli. Il mio senso di colpa per l'egiziano che ha spaccato i denti, qualche mese fa, al controllore perché gli aveva chiesto di esibire il biglietto, non solo è scarso, non solo è nullo, è negativo.

La domanda retorica "Chi decide chi è invasore?" che sottintende complessità imperscrutabili. Non c'è alcuna complessità, in-vade chi penetra, va-in, il territorio nazionale violando la legge ovvero la volontà la legge stabilirà dagli invasi.
È molto semplice a parte che per voi compagni e le vostre astrusità involute.

Non voglio essere ibridato a forza, con violenza e farò di tutto per difendere me stesso, la mia comunità,le sue leggi. Chi vuole ibridarsi si rechi nei paesi di provenienza degli invasori e non lo imponga a chi non lo vuole. Pessimo fare i froci col culo degli altri.

Apartheid è completamente scemo, visto che siamo in Italia e questi sono invasori fuori dal loro luogo, in quello di altri.
È come il giochino per ebeti di indicare con de-portazioni ciò che sono rimpatri.

Nella casa degli Italiani, degli Europei essi decidono chi entra,per quanto tempo, con quali regole, supposto che acconsentano all'ingresso.
Se ciò viene violato, allora emerge la natura violenta, di fatto bellica, dell'invasione di massa.
Non c'è obbligo di subire guerre, invasioni, etc. .

Apartheid sarebbe se gli Italiani, in Tunisia, in Pachistan, in Ecuador, in ... imponessero la politica e usi per cui i locali verrebbero discriminati e separati dagli Italiani.
È esattamente ciò che avviene nelle banlieue, nei quartieri svedesi o britannici colla sharia, sui convogli di Trenord dove la violenza dei maranza si impone e ha letteralmente espulso gli Italiani.
Apartheid? Saprei benissimo come si risolve, non posso scriverlo.

UUiC

fracatz ha detto...

bravi, scambiamoci il buon anno, se no faccio intervenire la Silvana ed allora sì che son cazzi, intanto anche B.B. se n'è andata e mo' tocvherà pure che qualcuno si faccia carico di tutte le sue bestie, altrimenti, come i migranti, muoiono

Anonimo ha detto...

..direi che così sig.fracatz l'hai chiuso proprio bene l'anno,e vissero tutti infelici e scontenti:(

Andrea ha detto...

Direi che forse sfugge un dettaglio non proprio marginale: Pornodidattica è un blog di svago, dichiaratamente. Un luogo dove, tra una battuta e un commento, ogni tanto scappa anche qualche frammento di verità, capita, sa com’è. Il signor Fracatz, peraltro, ha (e gestisce) altri spazi ben più seri, dove il confronto può avvenire con toni accademici, solenni e debitamente certificati. Qui, invece, si scherza, si provoca, si pensa di traverso. Non è un’aula, non è un tribunale, non è un convegno di scienze politiche. Resta quindi una curiosità: davvero pensa che solo lei possa fare il maestrino del mondo virtuale, distribuendo patenti di legittimità su cosa si può dire, come e dove? O dobbiamo forse chiedere il permesso preventivo per ogni battuta, ogni ironia, ogni deviazione dal pensiero autorizzato? Quanto al resto, leggo che Fracatz starebbe addirittura creando un nuovo partito. Ottimo. Se serve, può sempre candidarsi anche come portavoce ufficiale della seriosità obbligatoria online.
Auguri. E buon anno, naturalmente, per quanto infelice e scontento, come da tradizione.

Andrea ha detto...

Non ho risposta all'ultimo commento per non rovinare il clima festivo. Auguri Fracatz e UUiC di buon anno.

Anonimo ha detto...

Mi aspettavo rispondesse fracatz oppure ho messo in conto rispondessi proprio te Andrea elevato alla sesta, ovviamente "sei"alla base:))
Misteri di blogger e ridiamoci su dai.
Auguri di buon fine e buon inizio anno .

Andrea ha detto...

Non c’era davvero bisogno dell’anonimato, sai. Qui non si distribuiscono multe né pagelle, al massimo qualche sorriso storto. Comunque sì, misteri di Blogger, prendiamola per quello che è e ridiamoci su che a fine anno fa sempre bene. Auguri sinceri anche a te, per un buon fine e un buon inizio. Che il 2026 sia almeno un po’ meno serio e un po’ più umano.