Qualora vi dovesse capitare la disgrazia di un figlio femminicida o mascolinicida, insomma un assassino, mi raccomando non disperate, assolutamente evitate di impiccarvi, siamo esseri umani, li abbiamo educati cercando di evitar loro tutte le cose malvagie che i nostri genitori mortidifame ci fecero subire per farci andar via di casa al più presto possibile e crearci la nostra vita, la nostra famiglia e crescere i nostri cari figlioli diversamente dal passato e possibilmente pochi ma buoni.
Mi raccomando ragazze/i e poi, qualora proprio proprio non vi riuscisse di riprendervi, ricordate che c'è sempre Lui su cui scaricare le colpe, sì, proprio Lui che volle assolutamente farci il dono del libero arbitrio, per poi poterci premiare o condannare nell'aldilà e se non credete nell'aldilà, allora telefonateci qua. che sempre qualcosa per voi troverete, anche se non sarà mai come la soluzione dell' ex partito degli under 70.000 che aveva nel programma il poli-amore, proprio per porre fine alle tante separazioni molto costose e non adatte alla psicologia dei mortidifame.
31 commenti:
Certo che c’è ben altro. C’è sempre ben altro quando qualcosa non funziona: l’educazione, la famiglia, i valori smarriti, la scuola che non insegna più il rispetto, i social, i videogiochi, il caldo, la luna storta. Tutto è utile, purché non si pronunci la parola proibita: politica. Quando un uomo uccide una donna è colpa della madre, troppo presente o troppo assente; quando una donna uccide un uomo è fragilità emotiva; quando qualcuno si suicida è una questione individuale; quando una famiglia implode è perché “oggi non si ha più pazienza”. Mai che sia un problema di lavoro precario a vita, di case trasformate in strumenti finanziari, di separazioni gestite come guerre civili a rate, di welfare evaporato, di servizi sociali ridotti a sportelli informativi con orari da ufficio postale. Abbiamo abolito il lavoro stabile e ci stupiamo delle relazioni instabili; abbiamo reso l’abitare un privilegio e ci indigniamo per le famiglie che non reggono; abbiamo lasciato sole le madri, umiliato i padri, burocratizzato l’affetto e poi invochiamo i valori tradizionali come se fossero un software da reinstallare. A questo punto entra in scena il benaltrista: “sì ma il poliamore…”, “sì ma una volta…”. Una volta cosa? Una volta si moriva prima, si taceva di più e la violenza restava domestica anche nel silenzio. Il poliamore era una provocazione, certo, ma aveva un difetto imperdonabile: suggeriva che il problema non fosse morale bensì strutturale, che forse, azzardo, se rendi impossibile una vita dignitosa, anche l’amore diventa un campo minato. Ma questo è ben altro, naturalmente. Meglio continuare a chiedere equilibrio a persone che vivono nel disequilibrio permanente: è la soluzione perfetta, perché scarica tutto sull’individuo, assolve il sistema e consente alla politica di restare esattamente dov’è, irrilevante, irresponsabile, intoccabile.
Mi unisco all'ottimo commento di Andrea.
Non conoscevo Samaritans,mi sembra una buona cosa.
purtroppo il bobbolo è il bobbolo ed è sempre lui l'artefice dei nostri destini amico caro, amico mio, tu renditi conto che i suoi degni caporioni non si son nemmeno preoccupati di aggiornargli l'art. 6° e così ancora oggi una misera pippetta è uguale ad un ammazzamento, per fortuna che poi ci sono i caporioni illuminati che accendono le bombette e lanciano i droni e sembra che solo ad est in pochi anni hanno già fatto fuori 2 milioni di mortidifame
Hai ragione: il bobbolo è il bobbolo, e governa per inerzia normativa. Non aggiorna, non distingue, non corregge: conserva. Così l’articolo 6 resta lì come una reliquia operativa, capace di equiparare una colpa privata a un crimine capitale, mentre nel frattempo interi capitoli del diritto internazionale umanitario vengono trattati come note a piè di pagina facoltative. Il risultato è coerente: il peccato individuale resta assoluto, la violenza collettiva diventa procedura. Una pippetta è ancora un delitto metafisico, un bombardamento è una “operazione”, un drone un atto neutro, un milione di morti un dato da aggiornare trimestralmente. I caporioni lo sanno bene: basta cambiare scala giuridica, spostare il lessico, invocare l’eccezione permanente, e ciò che sarebbe omicidio diventa stabilizzazione, ciò che sarebbe strage diventa deterrenza. Così il bobbolo resta puro, il codice resta immobile e la politica perfettamente deresponsabilizzata: severissima con il singolo, indulgente con il sistema, moralista in basso e realista in alto. È un impianto che funziona da decenni, ed è per questo che nessuno ha fretta di riformarlo.
La verità è che abbiano scambiato l'amore con il possesso !
I caporioni misero l'art. 6° quando avevano bisogno di tanti mortidifame per poter realizzare i loro grossi sogni espansivi, ma oggi i mortidifame sono in gran soprannumero e possono tranquillamente disperdere il seme però i caporioni se ne fottono e continuano a mortificare il bobbolo che li sceglie eguagliando la pugnetta all'omicidio, sminuendo così nelle menti bobbolari l'orrore dei tanti ammazzamenti.
Sì, l’amore scambiato col possesso è la formula breve, quasi didattica. Ma quel fraintendimento non nasce nel vuoto: viene coltivato. Perché un bobbolo educato al possesso è più governabile di uno educato alla responsabilità. Ed è qui che l’art. 6, o ciò che rappresenta, diventa centrale: equiparare la colpa privata all’omicidio serve a sminuire l’omicidio stesso, a diluire l’orrore dentro una morale ipertrofica che colpisce in basso e assolve in alto. I caporioni lo avevano scritto quando avevano bisogno di carne da cannone, di mortidifame da spendere nei loro sogni espansivi; oggi che i mortidifame sono in sovrannumero, che potrebbero perfino disperdere il seme senza sensi di colpa, il dispositivo resta intatto non per necessità ma per controllo. Si mortifica il bobbolo che li sceglie, si criminalizza l’intimità, si confonde l’amore con la proprietà e la sessualità con la colpa, mentre l’ammazzamento vero, seriale, tecnologico, pianificato, diventa un dettaglio geopolitico. Così l’orrore si normalizza, la violenza si relativizza e il possesso passa per valore. È un impianto coerente: meno coscienza, più obbedienza; meno amore, più dominio. E il bobbolo, educato a non distinguere, ringrazia pure.
oh, finalmente, la giusta morfologia per il termine "bobbolo" da inserire nel nostro vocabolario
Che il possesso però possa passare per valore, dubito fortemente ,proprio perché non non si ha coscienza e magari è comodo non prenderne per una questione di dominio.Il tuo commento mi fa molto riflettere e trovo di grande significato ciò che spesso scrivi qui ,come altrove.
I poliamori non sono una soluzione, al cuore non si comanda. E che l' amore al 90% non dura.
Più che suicidarsi potevamo trasferire da un' altra parte
L'importante è distribuire colpe.
L'importante è diminuire il carico di responsabilità.
L'importante è che sia colpa di tizio, ma con le attenuanti.
Oppure che sia colpa di Caio ma con i contributi esterni.
È importante che la depotenziata famiglia sia sempre l'anodo sacrificale delle cazzate fatte dai figli.
Fondamentale è che i figli possano atteggiarsi da adulti, con le responsabilità da infanti e la gestione affettiva di Pacciani.
Vogliamo metterla sul poliamore? Vabbè, io credo che sia invece il caso di concentrarsi sulla parola "INDIVIDUO".
Individuo presuppone forze centripete.
Responsabilità dirette e personali.
Individuo è attore, che può prendere applausi o pomodori.
Scaricare responsabilità su terzi, specialmente se soggetti collettivi (leggasi politica, società, famiglia, Mazinga team, Lilliput e perfino Montecitorio), è come masturbarsi sulle pagine di Vestro.
Cosa deprimente perfino per la gioventù degli anni 80.
Gelosia! E gelo fu.
Il bobbolo ha morfologia fissa: non insulto, ma categoria politica. Il possesso diventa valore non per coscienza, ma per inerzia: normalità imposta sostituisce etica, e chi obbedisce confonde amore e dominio. Come dice Il Vetraio, la responsabilità si diluisce, si scarica su famiglie, società, istituzioni, mentre l’individuo resta spettatore e attore insieme, applausi o pomodori, mai pienamente responsabile. Scaricare colpe sui collettivi mantiene il sistema intatto, rende la violenza statistica e l’indifferenza norma. La gioventù cresce nel gelo, convinta che possesso sia amore, e il mondo continua a distribuire applausi e pomodori senza insegnare a distinguere le proprie mani dalle mani altrui. Alla fine, chi sa distinguere le mani dai guanti resta solo, ma almeno sa dove picchiare.
Messer Fracatz
Mi verrebbe qualche battuta.
In realtà non scrivo nulla: le supercazzole prematurate nei commenti mi spingono al silenzio, non vorrei aggiungere la mia.
Vai...sei di casa. Di supercazzole hai riempito il webi.
NOI, da sempre preferiamo sdrammatizzare, le battute son ben accette e poi servono a coloro che le cercano in rete per trasferirle in TV, quatambiandoci qualcosa
Si di grande significato ,ai ai mode.Siamo finiti se non sappiamo mettere assieme due semplici parole anche in forma dialettale.
Che poi lo dice l'articolo 6, vabbè dai.
E oltre a tutto il resto, c’è anche l’antica arte della tana: commentare da anonimo, fare il verso al pensiero altrui e poi sparire. È una postura coerente, in fondo: si invoca la norma, si banalizza il linguaggio, si liquida tutto con un “vabbè dai” e intanto ci si nasconde. Il coniglio morale è sempre molto severo quando parla, ma solo se nessuno può rispondergli guardandolo in faccia. Anche questo lo dice l’articolo 6, ma solo tra le righe: responsabilità zero, opinione garantita, fuga inclusa.
Andrea. Pensavo stessi su google. Cunighiu
Vabbè... non entra oggi. Sparisci dai miei occhi che non ti sopporto più.
Guagliò ci sta pure l'anonimo contraddistinto dal suo stesso linguaggio che per quanto contesta l'anonimo ,fa lui stesso il verso all'anonimo .In poche parole sa mimetizzarsi tra la selva oscura che contesta.No va beh,eddai.
Er blogg ndove lo metti?No vabbè nun se po capì.
I commenti dei blog, anche quando sono buoni, anche quando sono scritti da mani esperte, spesso non servono a insegnare, ma a innescare. Sono una scintilla, un urto leggero che riattiva qualcosa. E oggi quella scintilla è preziosa, perché il mondo non ti stimola: ti consuma. Ti riempie di rumore e ti lascia vuoto. Anche chi sa scrivere, anche chi ha pensiero, ogni tanto ha bisogno di un appiglio: una frase storta, un’immagine imperfetta, un passaggio che non torna del tutto ma chiama. Da lì nasce il pezzo vero, quello che non era ancora scritto. In questo senso i commenti dei blog fanno un lavoro umile e fondamentale: non sono il traguardo, sono l’attrito. E senza attrito non parte niente.
A proposito di coloro che cercano in rete, cari ragazzi, avete visto che brutta figura l'ateneo romano??? i russi j'hanno hakerizzato er sistema e mo' vonno li mijoni per devirizzallo, mijoni che dovranno sborzà li genitori delli studenti mortidifame che fanno fatica a arrivà a fine mese.
Ma perché non lo hanno fatto co' quarche università privata dove allocano tutti li fijj dei vari caporioni?????
Boh, misteri della vita, però che figura!!!! Cacummo tu sei la sede della sapienza, tu spargi la scienza e nun sei nimmeno capace de fotte un mortodefame russo?
Altro ca misteri te la vita, qua lu scopu è chiaru comu lu sule a mienzu giurnu. Lu colpu lu pigghia sempre la ggente normale, le famije, li morti te fame ca tiranu ‘nnanzi lu carro senza mai salire ‘ncoppa. Nun è na brutta figura tecnologica e basta: è ‘n’arte. Se buchi lu pubblico, se fotti l’università delli fiji te lu populu, poi lu contu lu fai pagare a mamma e tata ca già stannu cu l’acqua a la gola. Accussì nasce lu malumore, la raggia, lu “tutti contro tutti”. Le università private delli caporioni? Blindate, aggiornate, mancu li cani ponnu trasire. La Sapienza, ca dovrebbe spargere scienza, sparge debiti e figure de mmierda. E poi te dicenu pure: arrangiativi. Nun è hacking, è educazione sociale fatta a mazzate. E lu bobbolo, comu sempre, paga e tace. UUic approva, annuisce e poi se ‘nfilza ‘nta tana. 😅
Fracatz, aghju lettu ca Vannacci s’è scippatu de la Lega e mo’ s’è fatto lu partitu soi, Futuru Naziunale. Mo’ però m’è venutu nu penzieru bruttu: nun è ca poi lu Proci tou se ‘mbrugghia cu iddru e tu te fai l’Ulisse? Te ‘mmentu già: cu lu cascu ‘ncapu, la bandiera ‘mmane, a girare tra Scilla e Cariddi mentre reciti l’articolo 6 in latinu sbajatu e lu bobbolo rema e suda. Nu capolavoru: lu ritorno a Itaca passando prima pe’ lu ministeru, li Proci diventanu caporioni e Penelope disfa la tela d’o programma ogni notte. Dimmi ca nun succede, te pregu, ca l’epica la capimu… ma Ulisse cu Vannacci a timuniere finisce sicuru ‘ncoppu li scogghi.
ah, se avessi avuto almeno 20 anni de meno sarei sceso in campo pure io con gli under 70.000, vannacci, idee troppo vecchie, non arriverà nimmeno al 3,2%, il bobbolo spera in cose nuove e non va più nemmeno a vuotare
Nun sacciu, Fracatz… ieu lu bobbolo lu viju ‘nu picca confusu, cu la capa china de sbagli fatti e rifatti. ‘Ntra sti anni n’ha cumbinati de tutti li culuri: prima vota cu la panza, poi cu la paura; prima s’innamora de li caporioni “nuovi”, poi se lamenta ca puzzanu comu li vecchi. Ha credutu a cu diceva “meno tasse” e s’è ritrovatu cu cchiù balzelli; ha votatu “ordine e sicurezza” e mo’ se trova senza lavoro, senza casa e cu la guerra ‘ntra la televisione e lu frigoriferu vacante. Ha sbagliatu cu li tecnici, cu li populisti, cu li salvatori de la patria e cu li rottamatori ca nun hannu mai rottamatu nienti, se non lu futuro soi. Allora dici: ‘nu sbagliu cchiù, ‘nu sbagliu menu… ca cambia? Tant’è ca ormai nun va mancu a votare, se ne resta ‘ncapu lu divanu, brontola e aspetta. Confusu sì, ma pure stancu. E quannu lu bobbolo è stancu, nun cerca lu megghiu: sceglie lu meno peggio… e sbaglia ancora.
idee vecchie, superate, il bobbolo nun apprezzerebbe nimmeno la de-penalizzazione del saluto romano quello col braccio teso anche se sponsorizzato dal muskio, così igienico e poi vuoi mettere la mattina l'ingresso al bar col braccio teso verso i compagnucci che buon effetto sull'animo e che aiuto per affrontar la giornata lavorativa
Li compagnucci te lu bar mo’ parenu comparse te nu film stortu: cu la tazzina ‘nmanu e lu cervieddhu ‘nfriggitoria, pronti a fare li rivoluzionari a zuccheru. Lu bracciu tisu, fora te l’occhiu te le telecamere, diventa colazione offerta: nu cornettu invisibile, nu cappuccinu all’ideologia, tutto gratis purché nun se veda. Ridono, ammiccano, fanno finta te niente, ca tanto è nu scherzu… e intantu lu scherzu cresce, ingrassa, se mette comodu a tavula. Fora, sutta lu tendalino scucitu, li fascistelli stannu comu statue sgonfie: petto ‘nfora, panza avanti, memoria corta. Parlanu te ordine cu li piedi ‘nmezzu alla monnezza e te disciplina cu la macchina ‘n doppia fila, pronti a scappare appena sentenu na sirena o nu pensieru troppu cumplessu. Compagnucci e fascisti, guardali bene: su’ parenti stretti, separati alla nascita ma cresciuti alla stessa mensa. Li primi fanno l’antifascismo col cucchiainu te plastica, li secondi lu fascismo col manuale delle istruzioni strappato. Tutti forti quannu nun c’è nisciunu a guardare, tutti muti quannu la storia bussa pe’ davvero. Lu bar è lu regno loro: ‘ntra na bestemmia, nu selfie e na teoria politica spiegata cu lu ditino untu te pasticciotto. E intantu fora passa lu mundu, ma iddhri stannu ‘nfila pe’ lu bagno, ca la rivoluzione pò aspettare ma la vescica no. Che tiempi, che tiempi… mo’ pure la vergogna se serve calda, cu lu piattinu sotto e lu surrisu fintu. E lu bracciu tisu resta ddhrai, piccolo, ridiculu, grottesco, comu nu wurstel scurdatu ‘ntra li ideali: nu salutu senza corpu, senza core e senza dignità, ma sempre pronto pe’ la foto sbagliata al momentu giustu. The end.
La letteratura riporta che al pagamento del riscatto richiesto dai criminali via ransomware corrispondono attacchi successivi.
Il nuovismo di Renzi mi pare non sia stato una gran cosa.
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